Procederemo ora ad analizzare una figura particolare che inevitabilmente caratterizza ogni tribù di VolleyLander. Li chiamano i Panchinari. Sono quei volleyLanderiani costretti a vivere imprigionati in quel carcere che chiamano Panchina.
Sappiamo tutti che in campo possono giocare solo 6 persone (più un libero). Dato che ogni tribù è in genere composta da 12-13 persone, inevitabilmente 5 o 6 di esse nella fase di gioco resteranno fuori, a scaldare le panchine. Descrivervi tutti i complessi e la frustrazione di questi giocatori sarebbe davvero troppo dispendioso. D'altronde penso che sia facile immaginare la condizione d'animo di giocatori costretti a vedere la partita da seduti anziché parteciparvi attivamente. Per questi motivi ho deciso di limitarmi a descrivere i principali approcci alla panchina, ovvero i diversi modi di reagire alla carcerazione, classificando i panchinari in una serie di categorie.

Il represso: in panchina da quando si è iscritto a questo sport, ha perso ormai ogni speranza. Sa che potrebbe dare tanto, ma il non poter mai contribuire al risultato delle partite gli spezza le ali … e il fiato!
L'agitato: freme. Freme in continuazione. Quando è in panchina gli bolle il sangue perché non può giocare; mentre quando lo mettono in campo è agitato perché deve dimostrare la sua forza. La sua motivazione è forte, ma giocasse con un po’ più di calma potrebbe puntare a risultati migliori.
L'insicuro: la sua paura gli blocca il fiato e gli fa tremare le gambe nei momenti di gioco. Ha talmente paura di entrare in campo che arriva pure a sperare di rimanere in panchina tutta la partita. Molte volte questi esemplari di panchinari hanno buonissime potenzialità, ma incontrano coach che non danno loro fiducia, o compagne di squadra che non credono nelle loro capacità. Questo, ovviamente, non fa altro che alimentare la loro debolezza.
Lo svogliato: la sua presenza in campo non è dettata da scelte del coach, né da mancanza di convinzione dei propri mezzi. Non si allena, o si allena male e svogliatamente … e non gioca. Punto. Quando entra in campo non ha problemi di performance perché non si lascia trasportare emotivamente.

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